Il termine "pericolosità sociale" è un concetto complesso che fa riferimento a un costrutto scientifico articolato e ultraspecialistico. Al contempo, esso è un termine entrato nella cultura criminologica folk a diffusione popolare e, come tale, esso viene travisato dentro un significato intuitivo e personalistico che dilaga attraverso i networks. La pericolosità sociale diventa un ‘paralogismo’ del quale tutti conoscono il significato e di cui ognuno ha una "propria" idea.
Questo fenomeno di "abnorme normalizzazione" del termine, per motivi diversi, riguarda i clinici del Servizio Sanitario, i quali soffrono l’introduzione forzata nel loro carnet professionale di una cosmologia complessa che non appartiene loro: essa si colloca all’intersezione critica tra due classi di sapere che non hanno rapporti naturali, ma statutari, detti fictio iuris. La problematica della pericolosità sociale, ivi compresa quella psichica, non appartiene al know-how medico/sanitario ma a quello del giudiziario, il quale, da parte sua non ha strumenti e mezzi di governance. L’intersezione tra due culture diverse richiede un’integrazione di saperi e competenze che le repentine modifiche giuridiche non hanno pragmaticamente contemplato e non hanno realizzato.
Quando un concetto complesso perde il suo significato singolare per trasformarsi in un termine di largo e comune uso, subisce una trasformazione, una condensazione semantica detta ‘imballaggio psichico’ che lo denatura e che ne esanguifica il significato tramutandolo in un condensato abbreviato, un termine ‘passapartout’ che tralascia i suoi contenuti emotivi e significanti.
Il problema professionale si pone per il fatto che lo smottamento cognitivo dell’innesto inopportuno di contenuti di altro sapere induce una contaminazione qualunquistica del termine, cioè crea delle deviazioni euristiche, dei bias cognitivi e dei rumori di procedura nei processi di valutazione e di giudizio. Laddove si forzano contenuti non integrati a coesistere, il sistema del pensiero ricorre a soluzioni semplificanti, autoreferenziali e personalizzate che creano “bias di giudizio”: risolvono la presenza di un costrutto concettuale e applicativo di particolare complessità con una declinazione negativa del valore e dell’efficacia del processo di risk’s clearance.
Gli interventi devono essere mirati ad individuare le situazioni di pericolosità sociale aumentando specificità e sensibilità degli strumenti, differenziando le condizioni d’infermità a probabile reiterazione di reato dai residui di psicopatologia, a tale riguardo, sostanza inerte.